Inclusione

 

La cooperativa è un'impresa che ha nelle sue radici l'inclusione sociale.

Le prime cooperative, sia in Europa sia in Italia, erano fortemente incentrate sullo scambio mutualistico con i soci. Persone accomunate da uno stesso bisogno (di lavoro, di consumo, di abitazione) si mettevano assieme per soddisfarlo. Le ricadute sociali di questa scelta erano già notevoli, ma erano considerate come accessorie all’obiettivo primario della cooperativa.

Nella seconda metà del Novecento la società ha subito tanti e tali mutamenti che si sono sviluppate nuove sensibilità rispetto ai nuovi bisogni di un assetto comunitario ormai industriale e non agricolo, urbano anziché rurale, e con nuclei familiari sempre più piccoli con patria potestà comune e donne lavoratrici oltre che madri.

Negli anni ‘70 sono nate molte cooperative che offrivano servizi educativi e assistenziali, indispensabili per aiutare le nuove famiglie composte da due genitori impegnati nel lavoro fuori casa, alle prese con bambini di varie età ed esigenze, anziani sempre più longevi grazie ai progressi della medicina, disabili cui finalmente veniva prospettata un’esistenza più dignitosa con programmi di sostegno personalizzati.

Il contributo di queste cooperative al welfare è diventato negli anni così d’impatto che il legislatore italiano ha sentito forte la necessità di dare un riconoscimento normativo alle attività socio assistenziali, educative e di inserimento delle “cooperative sociali”.
Con una legge non unica ma comunque tra le poche così specifiche in Europa e nel mondo, sono state riconosciute come una forma d’impresa cooperativa particolare, fondata sul principio di solidarietà, operante in funzione di interessi più estesi rispetto a quelli di scambio mutualistico con i soci.
Infatti, l’articolo 1 della legge 381 del 1991 definisce cooperative sociali quelle imprese associative che hanno lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini.
E questo scopo solidaristico si pone come ulteriore e aggiuntivo rispetto allo scambio mutualistico che la cooperativa ha con il socio. La cooperativa di lavoro, infatti, può essere anche sociale, ma non potrà essere sociale e basta senza prevedere, cioè, uno dei predefiniti scambi mutualistici già previsti dall’art. 2512 del codice civile.

Le cooperative sociali fanno capo a due generi, perché possono fornire direttamente servizi di assistenza, oppure possono perseguire il loro scopo sociale dando lavoro in settori "tradizionali" a chi un lavoro difficilmente potrebbe ottenerlo.

Le cooperative “di tipo A” sono attive nella gestione di servizi socio-sanitari ed educativi. In breve, provvedono all’assistenza di anziani, portatori di handicap e bambini, con prestazioni domiciliari o gestione di residenze assistite, case protette, nidi.

Le cooperative “di tipo B” hanno come scopo l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, attraverso attività di produzione o erogazione di servizi in ogni comparto, con formule organizzative adatte alle esigenze dei soggetti che si vuole aiutare.


L’idea è che la persona svantaggiata, con a supporto lavoratori e dirigenti preparati a questo scopo, possa essere avviata al lavoro e operare in un contesto produttivo non simulato ma organizzato secondo criteri imprenditoriali. Il lavoro in cooperativa diviene, così, un momento importante di educazione, socializzazione e acquisizione di abilità lavorative.

Sempre secondo la legge di riferimento del 1991, si considerano persone svantaggiate gli invalidi fisici, psichici e sensoriali, gli ex degenti di istituti psichiatrici, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti, i minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiare, i condannati ammessi alle misure alternative alla detenzione. La condizione di persona svantaggiata deve risultare da documentazione proveniente dalla pubblica amministrazione, fatto salvo il diritto alla riservatezza.

 

Ogni tipo di cooperativa, quindi, -agricola, di pesca, di lavoro nei più disparati settori- può essere anche cooperativa sociale di tipo B. Le persone svantaggiate coinvolte devono diventare socie della cooperativa, e devono costituire almeno il 30% della base sociale. "In cambio", oltre al piacere di dare una prima o seconda opportunità di lavoro a chi non l'ha avuta per pregiudizi duri a morire o a chi l'ha persa per problemi di varia natura, la cooperativa può godere di molti incentivi e sgravi fiscali.

 

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Per ulteriori informazioni sulla possibilità di avviare una cooperativa che sia anche sociale di tipo B, potere sempre rivolgervi agli Sportelli territoriali (menu principale in alto), perché gli uffici locali di Legacoop hanno sempre un funzionario che si occupa precisamente di questo tipo di cooperative.