Università di Parma e Legacoop Reggio Emilia: un protocollo per lavorare insieme

 

È lo spirito di fondo della convenzione quadro firmata questa mattina nella sede dell’Ateneo dal Rettore Loris Borghi e dalla presidente di Legacoop Reggio Emilia Simona Caselli. All’incontro ha partecipato anche Aldo Soldi, Direttore generale di Coopfond, il fondo nazionale di sviluppo della cooperazione, e sono intervenuti in collegamento skype Andrea Cilloni, Delegato del Rettore per i Rapporti con il Sistema cooperativo, Patrick O’ Sullivan, docente dell’Ecole de Management di Grenoble, e Nigel Allington, docente dell’Università di Cambridge.


Si tratta di un accordo ad ampio raggio, da declinare poi di volta per volta con specifici accordi di collaborazione su singoli progetti.


Sulla base dell’intesa Legacoop Reggio Emilia s’impegna a offrire il suo supporto all’Ateneo per attività quali lo svolgimento di tesi, progetti ed elaborati presso l’associazione o le cooperative associate, su temi di interesse comune; lo svolgimento di lezioni, esercitazioni e attività di laboratorio da parte di docenti dell’Ateneo e di proprio personale qualificato; l’organizzazione di visite e stage indirizzati agli studenti presso la propria sede o quella di altre imprese cooperative ad essa afferenti, selezionate in accordo con l’Università; l’organizzazione di conferenze, dibattiti, seminari e workshop, anche con la partecipazione di aziende selezionate di comune accordo; la partecipazione alle iniziative di orientamento degli studenti.


Da parte sua, l’Università di Parma manifesta disponibilità a collaborare con le cooperative e gli enti associati di Legacoop Reggio Emilia per lo sviluppo di progetti di ricerca applicata e per la realizzazione di attività di orientamento e di promozione dell’auto-impreditorialità in forma cooperativa.


Tra gli ambiti di collaborazione già individuati c’è il progetto “Brics” dell’Università di Parma, dedicato ai paesi emergenti: Legacoop Reggio Emilia, insieme con Coopfond e Coop. Boorea, sosterrà il progetto “BRICS. Potenziamento della dimensione internazionale della ricerca e della formazione in cooperazione con le Thertiary Education Institutions dei Paesi emergenti”.


E tra gli obiettivi delle due parti c’è la creazione di un centro dedicato ai temi cooperativi: Legacoop fornirà supporto alla creazione di un Centro internazionale di studi cooperativi all’interno dell’Università€ degli Studi di Parma, che possa allacciare relazioni su scala globale e rappresentare un punto di riferimento strategico e imprescindibile per il movimento cooperativo internazionale. Ruolo cruciale del centro sarà̀€ inoltre la capacità di attrarre risorse comunitarie (principalmente tramite fondi europei) utili alla ricerca scientifica e alla valorizzazione della forma cooperativa su larga scala.

 

La cooperazione in Italia – Le origini

Dal 10 al 13 ottobre 1886, 100 delegati, in rappresentanza di 248 società e di 70.000 soci, si riuniscono in Congresso a Milano per dare vita a una strutturazione organizzativa che assicuri lo sviluppo e il coordinamento di un movimento cooperativo assai variegato. Nasce allora la Federazione Nazionale delle Cooperative, che nel 1893 si trasformerà in Lega delle Cooperative e Mutue. All’interno della Lega in quegli anni trova espressione anche l’altro grande filone di ispirazione della cooperazione italiana: quello cattolico, portatore di una concezione interclassista della cooperazione, imperniata su un forte solidarismo sociale.
Nel 1919 i cattolici escono dalla Lega e fondano la Confederazione delle Cooperative.
Nel 1924 iniziano gli anni bui: poteri di controllo (e scioglimento) sugli enti sociali (tra cui le cooperative) vengono assegnati ai Prefetti, e nel 1925 vengono sciolte Lega e Confederazione, accusate di svolgere “opera antinazionale”. Vengono sciolte circa 4.000 cooperative.
Nel 1947 l’assemblea costituente vota la nuova Costituzione che, all’art. 45, “riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità”.
Nel tempo le cooperative si sono sviluppate fortemente e oggi operano in ogni settore economico: agricoltura e agroindustria, distribuzione, edilizia e costruzioni, industria, servizi, cultura, finanza, servizi sociali ed educativi, servizi alla comunità, e rappresentano circa l’8% del Pil italiano.
Il futuro delle cooperative italiane sarà unitario. È stata infatti costituita l’Alleanza delle Cooperative Italiane che diventerà nel prossimo futuro la Centrale Unica della Cooperazione italiana.

Legacoop in cifre:
fatturato 2013 stimato: 81.736 milioni di euro, con una crescita del 4,9% rispetto al 2012
occupati 2013 stimati: 497.132, con una crescita dello 0,7% rispetto al 2012
soci 2013 stimati: 8.951.546, con una crescita dell’1,2% rispetto al 2012.


Legacoop RE in cifre:
201 cooperative
725.000 soci
46.000 persone occupate
7 mld euro fatturato aggregato

I tempi cambiano ma la funzione sociale della cooperazione rimane quanto mai attuale. Oggi, di fronte al fallimento di tanti paradigmi economici e nel mezzo di una crisi drammatica che sta penalizzando pesantemente le nuove generazioni, la cooperazione si riafferma come possibile modello alternativo che, basato sul “fare insieme”, sull’accumulazione collettiva e intergenerazionale, sulla valorizzazione
delle persone, del loro lavoro e della loro intelligenza, può disegnare un’economia più sostenibile ed armonica, per una società più equa e inclusiva.

Reggio Emilia | 30 luglio 2014